CASI TRATTATI

Caso clinico: diastasi

La paziente O. ha 49 anni e le è stata diagnosticata diastasi dei retti addominali di circa 2cm.

In anamnesi la paziente racconta di essere mamma di due bambini e che a seguito delle due gravidanze non è mai più riuscita ad avere un addome piatto, nonostante l’attività sportiva intensa. Inoltre, a seguito di domande da parte della terapista, racconta di perdere qualche goccia di urina durante lo sport, gli starnuti ed i colpi di tosse.

Durante le sedute la terapista si è prima dedicata alla presa coscienza del pavimento pelvico ed all’esecuzione di esercizi specifici per il rinforzo della muscolatura pelvica, dopodichè sono stati eseguiti trattamenti miofasciali a livello dell’addome ed esercizi di ipopressiva per la diastasi addominale.

Dopo 9 sedute la paziente non soffriva più della leggera incontinenza urinaria e dopo 18 sedute la diastasi addominale risulta completamente chiusa. La paziente ha di nuovo l’addome piatto.

Caso 1

Caso clinico: vulvovestibolite e incontinenza urinaria

La paziente M. ha 23 anni e le è stata diagnosticata vulvovestibolite a seguito di una visita dalla ginecologa per dispareunia (dolore ai rapporti) e incontinenza urinaria. Quando la vedo la prima volta la paziente è molto demotivata, in quanto ha già effettuato fisioterapia per il pavimento pelvico ma senza buon esito.

Mi riferisce incontinenza urinaria, forti bruciori e dolori a livello pelvico e addominale e dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali). A seguito della sua sintomatologia non esce più con gli amici, è spesso a casa da sola e non riesce nemmeno ad intraprendere relazioni.

In prima seduta la terapista ha effettuato una valutazione scritta in cui ha chiesto alla paziente dati inerenti la sua anamnesi e la sua storia clinica, a seguire è stata effettuata una valutazione vera e propria del pavimento pelvico. In seguito la paziente è stata educata dapprima alla presa coscienza del pavimento pelvico ed in seguito all’esecuzione di esercizi specifici associati alla corretta respirazione. Inoltre la fisioterapista ha eseguito trattamenti per la muscolatura del pavimento pelvico e trattamenti a livello dell’addome per il dolore ed il gonfiore.

Durante le sedute è stato importantissimo l’ascolto attivo da parte della terapista.

Già dopo le prime 4 sedute la paziente stava meglio, dopo 18 sedute ha ripreso ad avere rapporti sessuali senza dolore, sport e una vita sociale attiva. Ad oggi non ha più alcun sintomo.

Caso 2

Caso clinico pediatrico

Il bambino D. ha 6 anni e si presenta presso il nostro studio insieme al papà con una diagnosi medica di frattura sovracondiloidea gomito sinistro. Durante la prima valutazione, la terapista ha indagato maggiormente su ciò che era accaduto e il padre ha riferito che il bambino, dopo una caduta al parchetto avvenuta in Ottobre, ha dovuto subire un intervento chirurgico per ridurre la frattura ed hanno dovuto introdurre dei mezzi di sintesi, rimossi dopo 2 mesi.

Caso 3

La prima seduta quindi si è svolta due mesi e mezzo dopo la caduta. D. presentava quindi una limitazione articolare del gomito durante i movimenti di flessione, estensione e supinazione ed ipersensibilità nella zona del gomito. Inoltre, ha riferito fin da subito una sensazione di formicolio che si irradiava dal gomito fino alla mano, specialmente sulle prime tre dita ed anche la mano si presentava sempre chiusa a pugno con il pollice inglobato.

La terapista ha quindi inizialmente cercato di migliorare la mobilità a livello del gomito tramite terapia manuale, mobilizzazioni e specialmente esercizi/giochi che sono stati dati anche al domicilio da svolgere con i genitori e con il fratello per stimolare il movimento del gomito ma anche della mano. Inoltre, ha trattato anche la cicatrice poiché risultava essere spessa, rigida e sempre rossa. Dopo due sedute, dove i gradi articolari erano migliorati, sono stati svolti dei test di neurodinamica dove hanno confermato il coinvolgimento della conduzione del nervo mediano. Di conseguenza, sono state utilizzate delle tecniche di terapia manuale, di scorrimento del nervo per cercare di ridurre il formicolio e sono stati lasciati esercizi da eseguire al domicilio per far scorrere il nervo. Le ultime sedute sono state svolte al fine di riuscire a caricare la mano con il peso del proprio corpo perché D. aveva un obiettivo: riuscire ad uscire dalla piscina sollevandosi dal bordo e in 18 sedute abbiamo raggiunto questo obiettivo.

 

Caso clinico gonalgia senza trauma

Paziente di nome D, 51 anni, si presenta pressa il nostro studio per dolore e gonfiore persistenti al ginocchio destro.

Durante l’anamnesi riferisce dolore sordo a livello della testa del perone e a livello mediale (zona zampa d’oca) soprattutto la notte. I sintomi non si presentano MAI durante gli allenamenti o le partite di hockey (è portiere) e solo in seguito.

Da una prima valutazione vi è limitazione in flessione ed estensione, edema, alcuni test per menischi e legamenti positivi. Pertanto la fisioterapista contatta il medico per poter eseguire una risonanza magnetica, a seguito della quale si evince lesione dei legamenti, rottura del menisco, edema e artrosi. L’ortopedico propone, come unica soluzione, una protesi, ma il paziente è ancora troppo giovane per tanto, in accordo con il medico, la fisioterapista ha effettuato Tecarterapia per ridurre edema e dolore iniziale, mobilizzazioni e tecniche miofasciali ed esercizi per il rinforzo della muscolatura.

Dopo 9 sedute la sintomatologia descritta dal paziente è nettamente migliorata, il ginocchio non è più gonfio e raramente il paziente ha dolore.

 

Caso 4

Caso clinico acufene persistente

Paziente di nome A, cinquantacinque anni, si presenta pressa il nostro studio per un dolore alle spalle e al collo causa aumento di lavoro davanti al PC.

Durante l’anamnesi riferisce anche acufeni (percezione sonora a carico dell’orecchio) soprattutto durante la notte.

Da una prima valutazione tutta la regione del collo e delle spalle risulta molto rigida ed è presente anche una limitazione dell’articolarità in generale.

Il paziente è stato trattato con terapie manuali, mobilizzazioni e tecniche miofasciali per alleviare il senso di pesantezza e rigidità. Inoltre, è stata trattata anche l’articolazione temporo mandibolare.

Dopo 9 sedute la sintomatologia descritta dal paziente è nettamente migliorata, compresi gli acufeni

 

Caso 5

Caso clinico

Il signor G si presenta presso il nostro studio con una diagnosi medica di sospetta tendinite al tendine d’Achille. Il signor G svolge un lavoro d’ufficio e dopo il lavoro si diletta a correre 5-6 km al giorno in maniera amatoriale. Ultimamente per problemi personali ha dovuto interrompere l’attività fisica per 2 mesi, ripresa unicamente 2 settimane fa e che ha fatto scatenare il sintomo.

Il dolore viene riferito alla parte mediale del calcagno e descritto come un dolore urente che nelle ore successive alla corsa diventa molto forte e si irradia anche sotto la pianta del piede. Durante la valutazione risultava una debolezza del muscolo del polpaccio rispetto all’arto sano e un test effettuato risultava essere rivelante per un coinvolgimento della conduzione del nervo tibiale.

Il percorso riabilitativo ha unito tecniche di terapia manuale al fine di ridurre la sintomatologia neurale e iniziato un programma di rinforzo graduale mirato sia al singolo comparto muscolare e tendineo, sia a tutta la catena dell’arto inferiore.  Nel giro di 9 sedute il paziente ha potuto risolvere la sintomatologia, riprendere completamente e senza fastidi la sua normale attività sportiva, che comunque non è stato necessario interrompere, ma solo intervenire su dosaggio e posologia.  

Caso 6